L’Isola dei Giganti; Sarossa

isola-dei-giganti

L’Isola dei Giganti; Sarossa; olio e acrilico su legno multistrato; giugno 2015; Oltrismo

 

Lo sguardo ritto verso il “Isola dei Giganti”, ultimo lavoro del maestro Sarossa, cade spietato sui due teschi, l’uno ritto a metà sulla destra, l’altro di sbieco. Immagine inquietante, tanto più che gli stessi sono tinti di immagini di bimbi e di barchette. Un brivido sordo, un’immagine hitchcockiana, una vaga rimembranza  dell’”IT” di Stephen King, ove l’orma del male inghiottiva anime innocenti. E c’è la barca, ci sono le barchette, ci si perde, sembra perdersi, si ha paura, orrore. Noi stessi ci sentiamo e siamo, esseri umani porelli, quei bambini inghiottiti da un vortice di paura.

Ma lo sguardo ritto è ciò che vediamo, non ciò che è. La paura, la nostra, è ciò che sentiamo, non ciò che è. Tremoleggia l’alma alla vista del reale. E che fare?

Noi fruitori del dipinto siamo emblema di noi stessi spersi tra i sentieri della vita. Noi non siamo coloro che decidono le cose, ma siamo coloro i quali scelgono. E quale scelta dunque? quale sarà il nostro atteggiamento nei confronti del dipinto? quale dunque quello nei confronti della vita?

Scegliamo, noi possiamo scegliere, l’Altissimo ci ha donato l’arbitrio. La nostra vita è il dipinto.

Che fare?

Inorridirsi spauriti, inghiottiti dai teschi delle nostre fobie, perduti come i bambini sigillati con i loro giochi nell’immago della morte?

No, non possiamo, non dobbiamo fermarci lì. La vita non è lo sguardo ritto e semplice, la vita non è l’ammirare una sconfitta, la vita non è perdersi nelle proprie paure e non agire.

La vita è guardare oltre, come insegna l’oltrismo, oltre il velo della superficiale vacuità per raggiungere noi stessi nella autentica nostra entità apparente e dunque vera al di là e nonostante il reale, che con tale apparenza, noi profughi del divenire, possiamo plasmare, modellare il creato con la scelta, la verità può modificare la realtà.

E allora fruitori dell’opra, guardate all’opra e non ritti, guardatela, guardatela in tondo e capite. Vivere è ricercare per essere in contatto con Dio, ogni momento. E la ricerca non è la banalità casuale esistenziale in cui ci sentiamo immersi, ove tutto è eguale, ove domina il fato e noi inerti inorridiamo, aggredendo o fuggendo.

Ciò che è sotto il nostro naso non può esser visto dallo sguardo ritto.

Guardiamo l’opera intera e capiamo, se vogliamo. Oppure fermatevi qui, con sguardo ritto, vinti dalle vostre paure.

L’opera è altro, il significato diverso, la scelta delle scelte oltrista.

I teschi sono il centro del dipinto, ciò che risalta, ma ciò che risalta non è mai ciò che è prezioso.

Iniziamo da ciò che meno si nota, ciò che, dicevo, è sotto al nostro naso.

Gli strumenti del mestiere, quasi non si notano ma sono lì, sotto gli occhi. E noi siamo padroni degli utensili dotati di talenti, e coi nostri talenti possiamo modificare il reale a servizio del bene e del vero, fruttando e accrescendo il nostro essere, nobilitandoci e scoprendoci. Cambiamo il mondo con ciò che ci è donato, con ciò che è dentro di noi che plasma ciò che è fuori di noi.

Non si nota poi cosa? In alto a destra una nuvola scomposta è un ritratto di Sarossa, l’artista che ha plasmato il dipinto. E’ il suo unico autoritratto inserito in un’opera (altro rimando all’inquietudine hitchcockiana?!?). E come l’artista crea un’opra lasciandone un marchio impercettibile, così nella nostra vita l’essenza divina lascia un marchio che non notiamo, ma che è lì, una firma tacita che ci ricorda che non siamo soli. Ed è un’immago nascosta più forte ancora del “SAROSSA” scritto colorato e a grandi lettere, perché è una essenza della vita in cui il creatore dell’universo ci dice non solo che esiste ed è il padrone ma che si è incarnato ed ha assunto la nostra stessa sostanza corporale restando divino e rimanendo con noi sempre, non come entità invisibile ed astratta ma come immagine nascosta in noi, nella nostra vita.

E il mare, il mare non è un abisso, ma un lido quieto, ove noi, rappresentati dai fanciulli e spersi dinanzi alla vita come essi, non naufraghiamo, ma se sappiamo guardare la vita nella sua pienezza attraversiamo la Scilla e Cariddi delle nostre paure senza alcun timore. Le avversità non saranno insormontabili, perché la vita ci offre talenti, strumenti, basse maree, segni divini presenti e nascosti che non possono far trionfare il male. Noi siamo spaventati dal male e spesso lo facciamo vincere. Ma il male ha orrore di noi, perché abbiamo di lui più strumenti e ne siamo più forti. Il male è uno spaventapasseri che il nostro dolce canto può e sa distruggere.

 

dottor Giovanni Di Rubba

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...