Il lamento della virtù

Se scenderà questo lamento tra le vie con quel furore che connota il mare in tempesta, se capirò che tra le pagine non hai lasciato il segno, proteggerò il candore della vita stringendolo semplicemente, lievemente tra le mie mani.

La virtù nella sabbia, tra pensieri nascosti, senza tanto sperare in quanto suadente riposa in dolori più agguerriti delle lance.

E poi, fuggendo l’anima da quegli ostili spiriti, mi chiede venia il cuore ma stavolta senza stupirmi. Intorno c’è tanto vigore e quell’oscuro rifluire di sangue nell’inchiostro

(protegge quella macchina divina il pathos della fortuna).

La virtù senza rabbia si è assopita di nuovo, si è rinchiusa in stridenti parole annebbiate dai tormentosi bombardamenti.

Me ne andrò via senza lasciare sparsi i fogli, con quel sapore che distingue il chiaro valore delle cose e piangerà lo specchio, sentenziando un mio ritorno, dei canti irsuti, degli astri perduti.

La virtù si domanda se va bene così, se ha lasciato lo spazio al caldo invadente ed al risollevato refrigerio della mente.

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